IL VANGELO SECONDO CRISTO di Josè Saramago, RECENSIONE tra sofferenza e esegesi.

“Il Vangelo secondo Gesù Cristo” di Josè Saramago potrebbe essere inserito a pieno titolo tra i vangeli apocrifi. Ne conseguirebbe una visione un po’ diversa del Cristo della tradizione, ma comunque lecita e congruente addirittura con molti altri testi apocrifi dei primi cristiani. I personaggi possiamo dire che sono gli stessi, dipinti da un punto di vista neanche troppo “inedito”, forse solo un po’ romanzati.  Infatti tra i testi rifiutati dalla chiesa dei primi secoli, troviamo veramente di tutto sulla vita di Gesù, sia nell’ambito famigliare che in quello del suo ruolo messianico. Insomma, Gesù è stato visto dai suoi seguaci in tutti i modi, e solo Josè Saramago, da ateo, poteva compiere una mossa tanto geniale. Non compie solo una semplice operazione di “riscrittura” della vita di Gesù in chiave più umana, ma dà vita a un opera che tratta di ogni dettaglio della nostra esistenza. Le difficoltà, il dolore da sopportare, l’imperativo sia etico che biologico di costruire una famiglia, la società, le nostre colpe, l’amore  e il mistero di tutto ciò: Dio non ci dà alcuna spiegazione della nostra breve venuta su questo mondo. Si respira quasi una paura di mettere in questione il suo operato e la sua necessità. Ai giorni nostri un po’ meno, anche se siamo comunque frutto di una società profondamente cristiana. L’uomo nasce, cresce e muore ed ha bisogno di speranza. Senza di essa come si può andare avanti? Nei nostri tempi siamo distratti e crogiolati in mille bellezze e comodità, ma allora la vita era parecchio arida e crudele, non di meno per il figlio di Dio.

Per tutta la durata del romanzo i personaggi, persino il protagonista, non sanno nulla di ciò che sta succedendo. Nessuno osa fare domande, e con riverente silenzio abbassano il capo davanti all’imperscrutabile volontà di Dio. Anche Gesù non sa, non conosce il suo ruolo, cosa dovrà fare e per quale motivo. Non capisce il perchè della vita e del sacrificio, e preferisce fare del bene, aiutare le povere persone, persino se è andare contro alla volontà del Padre. Solo lui che è suo figlio osa fargli delle domande, e le risposte, quando ci sono, non sono mai belle. Nemmeno alla fine riuscirà a capire qualcosa del piano di Dio. I suoi momenti migliori saranno sempre quelli al fianco dei bisognosi, e quelli al fianco della sua amata, che pure dovranno appassire, come tutto quanto…

Questo libro ci pone davanti a tantissime riflessioni sulla vita e sul suo possibile scopo nel piano divino. Ogni tanto si permette di suggerire anche qualche punto di vista (sempre geniale) e di fare qualche stoccata esegetica. Lo stile non è leggero ma lo ho a dir poco amato, e tutti i fatti sono trattati con sagacia e senza lasciarsi sfuggire nessun dettaglio fondamentale. L’inizio è pesante, è vero, ma con un po’ di determinazione ci si innamora presto di questo gioiello della letteratura (come lo sono poi anche i testi della Bibbia!).

Oltre alle riflessioni esistenziali, però, sono inevitabili con questo testo anche riflessioni di tipo teologico… Gesù, un uomo nel piano divino. Il piano divino, un destino per tutti noi. Noi che siamo però… liberi di scegliere? Si, liberi di seguirlo o di dannarci. Però la strada era già scritta, giusto? Lungo questa strada il demonio ci tenta in continuazione, ma perché Dio non sconfigge il demonio? Perché Dio permette così tanto dolore e ingiustizia e non si assicura che i suoi figli possano salvarsi tutti, visto che fanno parte tutti del suo piano? È perché YWH non è affatto onnipotente o perché il mondo è perfetto così ed è l’unico modo in cui le cose possono funzionare? E allora, se le colpe dei padri continuano a ridiscendere sui figli sin da Adamo ed Eva, arriverà anche il giorno in cui Dio dovrà rimettere le sue colpe verso il genere umano?

Si potrebbe continuare all’infinito, una volta che si entra nel mondo abramitico si è in una giungla senza fine, popolata da migliaia di culture. Ogni esponente delle diverse religioni, e sette risponderebbe in modo diametralmente opposto alle scorse domande. Potremmo farlo anche noi avventurandoci tra le liane bibliche e non venirne mai a capo. E trascureremmo comunque tutti i libri scartati, le modifiche che sono state apportate, le manipolazioni, i cambi delle virgole delle diverse versioni e il fatto che, forse, in principio i testi dicevano tutt’altro o sono stati mistificati o ingigantiti…

Gesù, figlio di Dio. Ma non siamo tutti figli di Dio? Beh, si, ma lui era nettamente diverso. Persino in questo libro, dove è uno di noi, era decisamente più buono di noi, e ha stretto un patto con suo padre. D’altra parte gli ebrei o i testimoni di Geova non credono alla divinità di Cristo (se no perché avrebbe urlato “Padre perché mi hai abbandonato?”, si chiedono), è “semplicemente” un uomo portatore di un messaggio immenso. Nella Bibbia in effetti ce ne sono stati diversi. Gesù però diciamo che… ha portato un impatto decisamente maggiore! Inutile soffermarsi su quanto della storia del Vangelo e della Bibbia sia effettivamente “vero” (in che senso poi?). Ci si potrebbe perdere nelle sue parole per millenni, fondare nuove religioni, movimenti e contro movimenti, trarne ogni insegnamento e contraddirsi infinite volte. Che sono poi le interpretazioni dell’uomo a creare le religioni, e a volte basta una virgola nel posto sbagliato a creare una nuova chiesa… Alla fine, ognuno tende a rafforzare le proprie convinzioni, quindi tentare un’esegesi biblica da scettici è come tentarne una da credenti. I risultati saranno sempre personalissimi.

Resta il fatto che i libri della Bibbia sono delle opere importantissime e affascinanti! Dovremmo forse guardare più alle storie, al loro significato e al loro messaggio. Ci porteremmo a casa un carico di perle preziose.

In conclusione, gli insegnamenti di Gesù sono immortali, e Saramago è uno scrittore geniale!

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