VIVERE PROFONDAMENTE PARTE PRIMA – Walden, Vita nei boschi di Thoreau

Ci sono persone predisposte a vedere la bellezza, a sentire l’anima delle cose, le loro corrispondenze, i loro significati ed emanazioni. Ci sono spiriti più sensibili e profondi che non trascorrono il loro tempo andando avanti, “sopravvivendo”, scomparendo nel lavoro e nelle faccende quotidiane, e non perché ciò non li riguarda, ma perché sono troppo immersi nella vita per poter badare solamente a faccende che ne sono parte integrante e tralasciare ciò che ha ancora più importanza. Hanno bisogno di alzare la testa al cielo, di vedere la libertà che c’è tra il blu e il bianco delle nuvole che passano, di vedere gli alberi trafitti dal sole, i monti immersi nella luce, e sentire il vento scorrere tra le proprie dita, come pure la pioggia. Queste persone sono predisposte a vedere anche ciò che è più amaro, straziante e tragico nella vita. Sono predisposte alla verità. Godono e devono godere di tutto ciò che offre il giorno, il tempo, il cielo, le stelle, gli animali, le particolarità delle strade e le stranezze nelle persone. Chi si sveglia nella vita non vuole più riaddormentarsi, e non accetta compromessi che non comprendano la libertà del proprio animo. Tendono a isolarsi perché gli altri sono ciechi a questa luce, ma certamente vogliono comunicare la sua esistenza. E quanto sono belle le persone che notano tutte queste cose, che le assaporano con occhi sgranati e bocca aperta, constatando, ammirando, contemplando tutto come a cogliere il mistero che lo avvolge. Non si può cogliere in parole questo mistero, questo afflato, questo spirito che pervade tutto l’esistente. Ma lo si può vivere, e quando si leggono le parole di qualcuno che lo vive lo si percepisce, perché tale mistero è intriso anche in esse.

Henry David Thoreau era uno di questi. Si può leggere questo e molto altro nelle sue parole. Scrisse “Walden, ovvero Vita nei boschi” durante i due anni che andò a vivere presso il lago di Walden a Concord, in America. Lascio dire alle sue bellissime e celebri parole perché prese questa decisione:

“Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontando solo i fatti essenziali della vita, per vedere se non fossi riuscito a imparare quanto essa aveva da insegnarmi e per non dover scoprire in punto di morte di non aver vissuto. Il fatto è che non volevo vivere quella che non era una vita a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, succhiare tutto il midollo di essa, volevo vivere da gagliardo spartano, per sbaragliare ciò che vita non era, falciare ampio e raso terra e riporre la vita lì, in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici.”

Non sono le parole pressoché utopiche di qualche filosofo. Thoreau è la dimostrazione vivente di quello che scrive, ed è la dimostrazione vivente di un qualcosa di immenso. Le sue parole non sono solo pensieri, sono azioni, sono realtà, anzi LA realtà delle cose. Perché chi scruta le cose le interpreta con il proprio essere, ma non le modifica, parla solo di quello che esiste, che vede, che sente. Non può mentire. Lui non montava castelli di idee e di opinioni. Lui era la semplicità assoluta e parlava di questo e di questo viveva.

Non è un libro politico, perché a lui la politica interessava quanto adeguarsi ad una società che nel 19esimo secolo correva già verso l’isteria più totale, tra costumi e progresso. È piuttosto anti-politico, è un richiamo alla natura, alla vita, al rendersi consapevoli di cosa siamo e di cosa sia tutto quanto.

Non si può neanche dire che sia una ribellione sguaiata. Certo, Thoreau criticava la società, disprezzava i suoi modi e la direzione verso la quale andava (e va tutt’ora). Non pagava le tasse, sosteneva che se non si è d’accordo col proprio governo non bisogna ubbidirgli, non perché era un anarchico ribelle, ma perché era nel regno della luce, lontano da tutto ciò. Lui semplicemente viveva con quello che offriva il giorno, in totale sincerità e armonia con la terra. Lui coltivava, lui costruiva, lui mangiava e viveva sotto il suo tetto. Lontano dalla società, ma non isolato! Aveva qualche vicino, compreso il filosofo Emerson, Trascendentalista, ma dal quale si distacca, essendo un animo completamente libero e sincero; e aveva vicini contadini come lo era lui, e incontrava i pescatori, i taglialegna di passaggio, i cacciatori… e gli animali, forse gli amici più cari e onesti.

Passano le stagioni, cambiamo gli alberi, i fiori, gli stormi, i panorami. Il lago si ghiaccia, e ogni singola fibra delle cose risuona la verità. Questo libro è anche un diario. La vita viene impressa con parole terse e pure, testimoni di uno stile di vita che tutti rifiutiamo perché siamo viziati e oziosi, giustifichiamo il nostro male anche se conosciamo  le sue consegue. “Come si fa a vivere così? Siamo nel 1850, nel 1950, nel 2020…”. Figuriamoci se possiamo vivere in comunione con la natura! D’altra parte meglio che le persone restino addormentate nelle città. Altrimenti porterebbero le città nella natura, come stanno facendo sulle montagne e negli ultimi paradisi selvaggi rimasti. Vivere nella natura non significa vivere come bruti. “Fatti non foste per vivere come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”… Vivere nella natura significa essere nella conoscenza, essere nella virtù. Significa farne parte, essere in contatto con la saggezza più semplice e primitiva, e anche quella più grande.

Thoreau conosceva diversi componenti del movimento poetico e filosofico trascendentalista, ma ne fu sempre distaccato, come è logico che sia un individuo completamente indipendente, originale e autentico come lui. Un trascendentalista pone lo spirito e l’idealità sopra la materia, Thoreau invece aveva già tutto qui, davanti ai suoi occhi, tra le sue mani. Non si parla di spirito, non si parla di entità, non si parla di niente, anche perché nulla è chiaro d’innanzi al mistero che permea tutto l’esistente. Non significa essere dei mistici, dei religiosi, o persone con la testa per aria e sconnessi dalla realtà. Significa vivere il momento, proprio qui ed ora, assaporarlo in ogni suo particolare, le foglie per terra che indicano che sta arrivando l‘autunno, le tane dei lombrichi, l’umidità, la natura che comunica il suo cambiamento, e riconoscere che tutto ciò è immenso, è infinito, anche nella sua chiara e limpida definitezza, ed è fonte di ogni cosa. Significa omaggiare tutto l’esistente della sua presenza, della sua beatitudine e della sua maledizione. Significa essere qui e ora, completamente lucidi, ed esserne meravigliati, a volte anche sgomenti.  È proprio quello che abbiamo sotto al nostro naso ad emanare il criptico significato del tutto e di sé stesso, a riflettere una grandiosa forza vitale universale e a riflettere un inspiegabile suo valore intrinseco. Si può guardare un albero, un sasso, la propria cucina, e non vederne niente. E si può guardare la luce riflessa dal pelo dell’acqua ed essere ammaliato da qualcosa di inenarrabile, di incomprensibile e insondabile.  Non è tanto ciò che significano le cose. Quanto l’immensa presenza delle cose stesse, e così di noi, che ne facciamo parte. Dipende tutto dallo sguardo che si ha del mondo. Certamente ognuno vede la propria verità nelle cose, ma sono altrettanto certo che molti non vedono niente.

Qui non c’è da fare tanta speculazione filosofica. Basta solamente guardare fuori dalla finestra o dentro alla propria stanza, ed essere travolti dalla bellezza o dalla grottesca bruttezza delle cose.  Essere consapevoli che tutto questo ci fa provare un certo qualcosa, come a comunicare: guarda che tutto questo esiste, guarda che tutto questo è un qualcosa! è una verità! Cosa può voler dire il ‘come ci sentiamo’ quando siamo travolti dalla bellezza? Oppure cosa può voler dire l’incessante mutare del mondo coi suoi cicli e con le sue novità? Magari assolutamente nulla, non ha importanza. Abbiamo tutto precisamente qua, sotto mano, tutto quello che serve, per vivere, per stare bene, per stare male. Tutto questo va vissuto, e vabene esserne sconvolti, e vabene non capirne nulla.

“Nello stesso tempo che sinceramente desideriamo esplorare e imparare ogni cosa, noi chiediamo che queste siano misteriose e inesplorabili, che terra e mare siano infinitamente selvaggi, non sorvegliati né esplorati da noi, perché impenetrabili. Non possiamo mai avere abbastanza dalla Natura. Dobbiamo essere rinfrescati alla vista di un vigore inesauribile, e di fattezze vaste e titaniche. Abbiamo bisogno di vedere che i nostri limiti vengano trasgrediti e che ci sia vita che pascoli liberamente dove mai noi vaghiamo.”

Questo dice anche molto del nostro ruolo nella natura e nella sua immensa macchina. Del fatto che non siamo onnipotenti ma piuttosto componenti di un quadro puro e selvaggio. Ciò fa anche riflettere riguardo a come stiamo conciando l’ambiente per i nostri comfort, deturpando e distruggendo il resto del mondo, come se ne avessimo il privilegio. Siamo così distanti da una consapevolezza del valore delle cose, così egoisti, che ne si potrebbe parlare all’infinito.

Una volta che si aprono gli occhi alla Vita, chi li vuole chiudere più? Ci si affeziona a tutto il creato, che sia il giardino di casa, una collina, una spiaggia, una montagna, o un magico laghetto americano, come quello di Walden. Thoreau lo rinomina “Goccia di Dio” per dargli la giusta importanza, omaggiare la sua bellezza e dimostrare la sua gratitudine. È stato uno dei posti che gli ha fatto da panorama pressoché ogni giorno per più di due anni. Ma ogni giorno è nuovo, ed è uno spettacolo sempre splendente, che addirittura va “meritato”. Questo prova chi è in armonia con la vita, e per essere in questo stato è necessario vivere le cose con un certo spirito. C’è a chi viene naturale, e anche nella superficialità è in armonia con tutto, mentre altri non provano questa condizione nemmeno per un istante della loro vita, e sono ignoranti e irrispettosi di tutto ciò che è vivo. E cosa nella natura non è di per sé vivo, e quindi inestimabile e insostituibile? Gli animi sensibili hanno infatti questo problema: le persone, e di solito si isolano per proteggere la loro verità e integrità.

Una critica che è stata sollevata su Thoreau è quella di essere un pazzo eremita che non conosce amore e per questo si è isolato. Ovviamente non è vero. Anche se la sua avventura era un po’ ascetica frequentava comunque le persone, e scriveva anche per loro. E in oltre anche la cultura orientale che tanto amava e studiava parla del fatto che per vivere in armonia con il mondo non ci si deve isolare. La saggezza e la consapevolezza della filosofia orientale sono un patrimonio immenso, che Thoreau, come molti altri filosofi occidentali, hanno amato e preso a insegnamento. Nei Veda indiani viene detto chiaramente che non è saggio divenire eremiti, o perseguire una vita austera di sofferenza e pentimento per raggiungere un grado più alto, perché è una strada tossica che non giunge alla vera crescita personale. La consapevolezza più grande è quella che comprende ogni singolo elemento del tutto. E chi è veramente saggio è chi mantiene questa consapevolezza anche nella quotidianità della società, anche quando si ha a che fare con degli idioti che non possono comprenderti. Anche loro in qualche modo sono preziosi. Un simile insegnamento lo diede anche Gesù, ma così come l’India è piena di eremiti  e asceti che mortificano il proprio corpo, anche l’occidente è pieno di ordini religiosi che praticano eremitaggio, clausura, autopunizioni … In pochi vanno mai veramente in fondo alle cose. Ma Thoreau probabilmente sapeva già tutto questo, e non si è allontanato dagli uomini, si è solo avvicinato alla natura. Ha semplicemente scelto una vita intrisa di verità, e lo ha fatto per sé e per l’umanità intera, per dimostrare che questo è possibile e che è dannatamente semplice. Che è semplice la vita, che basta poco per avere il necessario per viverla, e che la natura è un tesoro più grande di tutti i tesori dei continenti. Ha scelto il suo posto nel mondo, e ciò è stato importantissimo per moltissime persone. Walden viene studiato nelle scuole americane: è un libro importante come può esserlo per noi il Decameron, anzi di più! Perchè in molti si sono ispirati all’esempio di Thoreau per percorrere una vita più profonda, intensa e sincera, a contatto con la purezza della natura e perseguendo la verità. C’è anche chi l’ha fatto a costo della sua stessa vita, ma di questo parleremo meglio nel prossimo articolo.

Walden non è solo un libro. È un’epifania, è una speranza. Bisogna crescere ancora molto. “La luce che ci acceca è oscurità per noi. Per noi spunta solo quel giorno al cui sorgere siamo svegli. Ce n’è di giorno, che ancora deve albeggiare! il sole non è che una stella mattutina!

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