SOUL E LE NOTTI BIANCHE: Pixar, Dostoevskij, e una vita per gli zombie.

Il tanto declamato Soul, l’ultima creazione della Pixar, è uscito a Natale del 2020 ed è esploso tra le grazie della rete in un tripudio di esaltazione collettiva: in un periodo dove il cinema resta sospeso sono le piattaforme di streaming a fare andare avanti l’intrattenimento. È soprattutto la benevola portata del film a scaldare gli animi delle persone, perché oltre alla tenera estetica dei film di animazione della Pixar, al pubblico è stata regalata una nuova opera che lo faccia rinsavire sull’essenza della vita, che in un anno come quello passato stava globalmente deviando verso una filosofia di triste e rassegnata disperazione.  È così che Soul arriva a fare piazza pulita, e a ricordare che oltre alla nostra frenetica e vana vita quotidiana la vita è sempre lì, pulsante, come il dono più grande che si possa mai ricevere.

Molti fruitori l’hanno accostato a Inside Out, film Disney uscito nel 2015, affermando che mentre questo è indirizzato a un pubblico di bambini, Soul è volto a far riflettere un pubblico più adulto e sveglio. Ma il target di entrambi film è invece rivolto a ogni età: i piccini restano ammaliati dalla storia e dalle simpatiche scenette a prova di trauma e ADHD, mentre gli adulti possono carpirne i diversi piani di lettura, e riflettere sulla loro trascurata e fatiscente esistenza. Oltre a questo, Inside Out spiega in maniera semplificata ma importante come funzionano le nostre emozioni,  facendoci comprendere anche il ruolo della tristezza, portando più consapevolezza sul nostro comportamento. Soul invece parla della vita, della consapevolezza in quanto esperienza esistenziale e di come noi fraintendiamo l’esistenza e ci illudiamo che ci siano modi predeterminati di viverla, mentre guardala, eccola tutta tra le nostre mani, davanti ai nostri occhi, e dentro alle nostre vene, e non dobbiamo seguire nessun percorso già deciso, o nessuna strada che non sia la nostra. Non dobbiamo che suonare e ballare la nostra musica.

Mi viene in mente l’immensa poesia di Antonio Machado “Caminante” (Viandante), che recita:

Viandante, sono le tue orme  il sentiero e niente più; viandante, non esiste il sentiero, il sentiero si fa camminando. Viandante non esiste il sentiero, ma solamente scie nel mare…

Splendida no? Vi è in essa tutto il senso (in realtà il non-senso) della vita: l’immensa libertà indefinibile e personale dell’esistere. È con il nostro passo che tracciamo il cammino. Non esiste nessun cammino! Nessuno scopo, nessun senso. La vita è la vita e basta, non c’è alcun fine ultimo. Gli obiettivi non sono degli “scopi”, e per tirare avanti gli scopi non sono necessari. O meglio, possiamo anche campare attraverso ad essi, inventandone sempre di nuovi, divenendone dipendenti, ma è solo l’illusione di avere uno scopo. Una volta raggiunto l’obiettivo ci dissolviamo nel nichilismo finchè non ne avremo uno di portata maggiore, come fossimo imprigionati nella teoria del piacere leopardiana.

Soul è una piccola perla per gli addormentati dell’occidente. Nella frenetica società dei consumi occorre sempre qualche profeta ad annunciare la buona novella agli zombie: Udite udite! Non siamo predestinati in nulla! Non saranno gli obiettivi o gli scopi che pensate di scegliervi a rendervi felici o realizzati! La vita non ha confini né regole, godetela nell’immenso dono che è! (che poi, la felicità è un altro di quegli obiettivi a cui l’occidente anela, ma che se mai dovesse raggiungere non saprebbe più che farsene, come i cani che inseguono le macchine).

Come dice il grandissimo Natalino Balasso siamo una società che etichetta e scheda ogni cosa: tu devi fare l’artista, tu il cantante, tu il pompiere, tu il comico, quando una persona può essere tutto ciò senza avere alcun bisogno di definirsi. Tutto deve rientrare sotto determinate categorie, molto utili per la mente analitica di una società burocratica, ma completamente difformi alla vita, che è libera e senza preconcetti, come in Soul, campo di infinite possibilità, campo dell’Essere.

Soul sposta l’attenzione dalla concezione della vita “favolesca”, predestinata, eroica, lineare, a una concezione di vita evoluta e matura, deliberata, personale, indefinita, profonda. È il passo che crea il cammino, è l’esperienza della vita ad essere la vita, dentro di noi e fuori di noi c’è già tutto quanto occorre, è nell’essere e nel provare, individualmente e insieme, che vi è il compimento dell’esperienza e della consapevolezza.

Il tema della meraviglia, del riconoscere la bellezza del mondo e della vita, è sempre stato presente nei film Disney. Ma Soul ne parla concependolo come esperienza di consapevolezza del mondo, che genera meraviglia, realizzazione e autorealizzazione.

Il fatto di essere vivi, di sentire la vita, di poterla vivere e sperimentare, coi suoi godimenti e le sue ovvie difficoltà, è qualcosa di incommensurabile e inesplicabilmente grandioso.

Qual è lo scopo della vita? Vivere! La vita non tende a nulla oltre ad essa, se non a viversi per quella che puramente è, comprendente anche la sua fine.

Vivere è fare esperienza di questo. È questa la rivoluzione cognitiva apportata da Soul nel panorama Disney, un ribaltamento importantissimo che ha scaturito l’estasi dei più e il loro strabiliato surriscaldamento sinaptico, perchè a questo non avevano mai pensato…

Cos’è che mi fa incazzare tanto? Che sono perle ai porci. Che Soul dice la verità a persone che non sono adibite a comprenderla, tanto meno a viverla. A persone che alla fine di un film ne escono tutte scosse e frementi, cariche di una nuova passione e consapevolezza, come sotto l’influsso di una magia, pronti a vivere la vita nella sua profonda e preziosa immensità, pronti a cogliere quel dono che è il più grande di tutti e viverlo con consapevolezza e gratitudine, e che invece il giorno dopo non si ricordano più neanche come si chiamano. È l’ipocrisia, la penosa tragicomicità di questa cosa che mi fa incazzare, vedere dei non-morti che esultano per un assaggio di vita, per il quale pagheranno ogni mese l’abbonamento, senza poi mai andare a conoscere la Vita, l’essere, il vivere. Senza mai rendersi conto della luce che emana ogni piccolezza, della pienezza e del valore di ogni cosa ed esperienza. Valore puramente intrinseco, non affibbiato o etichettato dalla nostra presuntuosa ragione, bensì valore che VIVIAMO e quindi percepiamo come tale attraverso l’esperienza consapevole.

Soul compie un’operazione nobilissima, che in fondo voglio fare anch’io col mio blog: aiutare le persone a riconoscere che basta aprire gli occhi, ridestarsi alla vita ed abbracciarla per quello che è, che siamo e che nascondiamo. Ma dopo un niente le persone si dimenticano, perchè non gli viene da dentro e non gli si confà questa consapevolezza, perché non ne sentono il bisogno.

Mi fa incazzare perché c’è una categoria di persone che questa sublime rivelazione esistenziale la vivono ogni secondo della propria vita, MA, PROPRIO PER QUESTO, sono dei reietti sociali, incapaci relazionali, inetti alla quotidianità. Sono SOLI E INCOMPRESI, incomprensibili all’orda di persone che si commuovono con un filmetto o con una poesia ma poi non vivono nulla e non sanno vivere nulla. Ogni momento godono l’esistenza, sanno di essere vivi, ne sono grati! Ma sono soli! E se mai dovessero far notare agli altri la bellezza delle cose, o la tragicità delle cose che gli altri non vedono, verrebbero non capiti e derisi. E non c’è nulla da fare, non c’è pellicola o stronzata che tenga, perché per essere consapevoli della vita bisogna essere predisposti a farlo, e solo in pochi hanno questa “benedizione”.

Questi sono simili il Sognatore de “Le notti bianche” di Dostoevskij, ma al posto di sognare vivono direttamente la vita in tutto e con tutto loro stessi. Il sognatore è amico del mondo, parla, ride e gioca con le cose, vede tutto e tutti, e vorrebbe vivere con loro, ne ha un disperato bisogno, ma è uno straniero nel mondo delle persone. Eppure lo vive così profondamente che il posto dove abita diventa un ”cantuccio” luminescente, che brilla di luce propria, al quale però se riceve visita viene distrutto, facendogli perdere in breve le conoscenze del suo mondo. Il suo mondo crolla, perché non si concilia con quello terribilmente superficiale delle altre persone. Come il principe Myskin di Dostoevskij, lui vede la bellezza che salva il mondo, ma il mondo si riflette solo dentro di lui, non dentro ai suoi simili, perché viene riflesso solo ciò che è illuminato dalla consapevolezza. Lui, così “ricco della sua vita interiore”, “Infiammabile come la polvere da sparo”, viene annichilito dalla pochezza degli altri. E si ritrova a parlare, a cantare, a gioire da solo, profondo in tutto e determinato in niente, perso nell’infinito dell’esistenza. Vive la verità dell’esistenza e ne è abbagliato, travolto, così meravigliato che non riesce a esprimere una parola sensata per comunicarla. Sa che nessun limite è reale, e vive il valore delle cose tutte, ma nessuno riconosce il suo immenso valore e viene percepito come un inetto.

Perché dico che sono solo loro a vivere veramente? Perché a loro sorge da dentro questa esigenza, è dal loro immenso vuoto interiore, dal bisogno straziante, che si sviluppa un mondo rigoglioso e immenso, che indisturbati possono vivere intensamente quanto vogliono, in loro.  Sono terrorizzati dalla mediocrità, folli incompresi, persone troppo autentiche per un mondo artificioso. Sono loro gli artisti, reietti per la loro tragica essenza, ma Vivi sempre grazie ad essa, anzi gli unici vivi. Solo i Sognatori sono consci del loro stesso valore, e lo perseguono, da soli, senza paura. Se non vivono con autenticità ne sono tormentati!

Eletti al Vivere profondo e consapevole, sono tali perché hanno bisogno di divertirtirsi, ovvero di divergere dal loro dolore e dal vuoto della stupida vita imposta dalla società e dagli altri. Così hanno preso a vivere ogni cosa intensamente, per salvarsi dal male divorano l’esistenza, vedono la bellezza di tutte le cose. Sostituiscono la loro mancanza affettiva con l’esperienza, il divertimento, il vivere sé stessi e ogni cosa alla propria maniera. È come una medicina che però li realizza e realizza l’esistenza intera. Il prodotto di tutto questo è un sentimento di vita infinito, e anche il germe della creazione artistica ed esistenziale più sublime. L’arte nasce da un’esigenza, e senza esigenza nulla nasce, il prodotto del nulla è vuoto.

Pensateci: i protagonisti, senza la loro avventura oltre ai limiti del possibile, non ci sarebbero mai arrivati a questa visione della vita! Le persone invece hanno bisogno di film come Soul, che gli facciano vedere l’immenso valore dell’esistenza, perché loro non lo conoscono, e anche dopo il film, mai lo vivranno, perché nessuna esigenza gli sorge da dentro, nessuna forza disperatamente vitale li smuove: hanno ben altro a cui pensare nella vita, perché la vita stessa non gli sorge da dentro come un bisogno primario. La loro arte, se mai ne faranno, sarà vuota e insignificante, e coi loro occhi mai potranno sentire il significato delle cose. Come fanno delle persone che sono il surrogato di tutto ciò che è esterno, delle imposizioni e delle richieste della società, a vivere autenticamente? Non possono, non sanno né vogliono farlo, non sono nessuno. Inutile fargliene una colpa, ovvio, la loro essenza non cambierà mai, ai loro occhi chi vive profondamente gli sembrerà un maledetto stramboide. Finito il film, torneranno nel loro oblio, o comunque a usare l’immenso dono della coscienza in maniera deprecabile.

Il sognatore in fondo non aspetta altro che uno simile a lui col quale condividere la sua profonda interiorità e visione della vita. Purtroppo “Il mondo è pieno di persone sole che aspettano di fare il primo passo”, come recita Viggo Mortensen. Ma intanto, nel loro cantuccio luminoso, i Sognatori vivono veramente ogni cosa, senza ipocrisia, con autenticità e verità.

Però Soul, con ragione, avverte anche su ciò che si rischia a vivere sempre immersi nel flow, nella nostra “bolla”: “È una gioia stare in bolla, ma quando la gioia diventa ossessione, avviene il distacco dalla vita” (diventando come le anime perse)”. È questo il problema che i sognatori hanno, ogni tanto: accade che vengano risucchiati dalla loro stessa interiorità, così profonda e sovrastante. Divergere sempre non va ovviamente bene, perché ci si perde poi la concretezza dell’esistenza. Però finchè non è comportamento eccessivamente disfunzionale non c’è problema. In fondo quasi tutti s-vivono la vita, dipende come la vogliamo vedere.

Come è ovvio, non è poi fondamentale vivere consapevolmente e intensamente. Ogni secondo muoiono centinaia di persone che non si sono mai comprese, che non hanno mai provato a vivere davvero, ma che hanno vivacchiato lo stesso fino all’ultimo respiro. La vita può essere vissuta nella maniera più abbietta come in quella più alta, ma chiediamoci a cosa ci porta il nostro stile di vita… Nel frattempo il cantuccio dei Vivi sarà sempre luminoso. E non m’interessa se tutto questo sembra il delirio di un diciassettenne, il mio cuore ha bisogno di parlare, e non può più tacere.

Un commento

  1. Soul!!! Film che vedrò volentieri il prima possibile!!! Grazie per questa finestra che mi hai aperto, è una stimolazione dinamica ai miei desideri! Si, hai ragione lo scopo della vita è vivere! Sibaldi con la sua scuola dei 101 desideri mi ha indirizzata proprio a capire l’arte magica del desiderare, perché la vita è una magia che si compie ogni momento e noi ne siamo i creatori.

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